Io vivo eppure la mia vita, fragile e breve, è ben poca cosa rispetto a quello che vedo, così eternamente bello e inquietante ..... per questo vi racconto una storia..... una storia che ho realmente vissuto e che ha contribuito a far nascere in me l'idea di scrivere "Elanor"-

SAFARI ALL'ALBA

Parco nazionale di Ngoro Ngoro in Tanzania, cinque del mattino.

 

Mio marito, mio figlio ed io, accompagnati dalla nostra preziosa guida Sahidi si parte dal lodge con la nostra quattro per quattro.

Il sole si è già alzato e illumina la strada sterrata di un caldo colore rosato.

 

 

La vegetazione è tipica della savana e dalle basse acacie spuntano i lunghi colli maculati delle giraffe, mentre gli alti termitai ne sfiorano le foglie mosse da un vento fresco.

Un branco di bufali ci attraversa la strada e un grosso maschio

ci guarda minaccioso

zampando, ma noi proseguiamo ignorandolo e lui, con un salto, supera la fossa che delimita la strada e sparisce tra la rada vegetazione.

Il tragitto incomincia ad inerpicarsi tra una foresta sempre più fitta, finché davanti a noi appare il grande cratere.

E’ immenso e la lieve foschia quasi impedisce allo sguardo di spingersi fino alle alte pareti che ne delimitano il perimetro.

Sahidi fa una sosta e ci permette di fare alcune foto, poi il viaggio riprende fino all’ingresso del parco.

La strada incomincia a degradare immersa in un prato immenso.

Non ci sono più alberi ed è facile per noi vedere un tipico villaggio masai con le sue capanne di fango costruite in cerchio, un branco di struzzi e le zebre che si abbeverano ad una pozza.

Il sole incomincia lentamente a salire e immersi in quel piccolo ecosistema, lontano dal mondo conosciuto, ci sentiamo degli intrusi.

Non è facile trovare un legame con quella terra e con le leggi che la regolano, ma il desiderio di capire è grande e questo ci mette sulla buona strada.

Spinti dalla curiosità ci apriamo alle nuove conoscenze, ci lasciamo alle spalle la vita a cui siamo abituati e i nostri sensi si fanno più attenti. Attimo per attimo ci immergiamo in quel mondo primordiale, finché ce ne sentiamo parte e ogni fruscio, ogni movimento tra l’erba, ogni richiamo, ci mostra la vita che pullula attorno a noi.

Ovunque piccoli gruppi di faraone raspano la terra in cerca di cibo.

I loro colori spiccano tra l'erba decorando quell'immenso giardino.

C'è solo bellezza e pace attorno a noi, poi i versi delle faraone si fanno più insistenti, finché l'aria si colma dei loro richiami.

Shaidi ferma l'auto.

- Qualcosa sta per accadere! - 

La nostra guida richiama la nostra attenzione su una bufala che con il suo piccolo e un vitello è rimasta isolata dal dal branco.

- Ecco il motivo di tanto allarmismo - ci avverte - Una iena si è accorta della sua imprudenza e sta attaccando il piccolo.

 

L'ira delle madre si scatena contro il predatore nel vano tentativo di salvare il cucciolo.

A testa bassa il bufala carica la iena muggendo ripetutamente, mentre il vitello, a sostegno della madre, si avvicina al cucciolo per proteggerlo.

È chiaro che la iena sia in svantaggio rispetto alla potenza dei due grossi bovini, tuttavia non demorde e schivando le corna, riesce ad afferrare il piccolo e a ferirlo ad una zampa.

La bufala, allora, abbandona ogni prudenza e carica la iena che, guaendo, si allontana nascondendosi tra l’erba.

 

Al piccolo trotto e sbuffando in una sorta di intimidazione, la bufala raggiunge gli esemplari più giovani e muggendo li esorta a seguirla per riunirsi al branco, ma il piccolo è ferito e rimane indietro.

È questo che la iena sta aspettando ed infatti più volte la vediamo sorgere tra l'erba in attesa di sfruttare il momento giusto per l'attacco decisivo.

La bufala se ne accorge e continua la sua intimidazione, ma è evidente che il predatore non ha alcuna intenzione di rinunciare al suo bottino e, a debita distanza, continua inesorabile a seguire la famigliola.

 

La bufala si ferma. Scalpita per allontanarla, ma il vitello poco più avanti è in allarme. Avverte il pericolo e ripetutamente muggisce per  esortare la madre a lasciare prima possibile la zona.

Sahidi ci guarda, mentre noi ci sentiamo partecipi di ciò che si sta svolgendo sotto i nostri occhi

 

- Deve abbandonare il figlio più piccolo, se vuole salvarsi – ci spiega, ma a quanto pare la bufala non ne vuole sapere di rinunciare a lui e continua a fermarsi per intimorire la iena, che inesorabile non abbandona l'inseguimento.

I richiami del canide saturano l'aria.

Sono come un mantra che precede l'inevitabile e gli altri animali, spettatori inermi di quella tragedia, pare ne siano consapevoli.

Ed infatti, in un attimo, tutto accade.

Attirate dai richiami della compagna, sopraggiungono altre iene, che in gruppo attaccano sia la madre sia il vitello.

I due bovini, a testa bassa e scalciando, tengono lontane le belve che sopraggiungono numerose, ma, non più protetto, il cucciolo soccombe e su di lui i canidi si avventano famelici strappando brandelli di carne e fuggendo lontani portando con sé l’agognato bottino.

I muggiti diventano più intensi, prolungati, carichi di terrore, ma nessuno corre in aiuto; anzi questo attira altre iene che si avventano sulle prede aggrappandosi ai possenti fianchi per schivare le corna e le zampe poderose.

Davanti a noi la scena si fa apocalittica e mi ricorda alcuni dipinti di caccia.

Quelle immagini statiche, però, non possono eguagliare la tragedia che si sta compiendo davanti ai miei occhi.

Ormai le iene in quella radura si contano a decine, …. Cinquanta, sessanta o forse più.

La lotta si fa cruenta e non si svolge solo contro la preda, ma anche tra i predatori, che lottano tra loro per accaparrarsi il cibo, poi anche il vitello si accascia a terra e le iene si avventano in massa su di lui, permettendo alla madre di liberarsi dai suoi assalitori.

Lentamente la bufala si allontana, mentre le grida strazianti del secondo figlio si fanno sempre più lente e il gruppo di iene su di lui sempre più numeroso.

 

Si vedono le belve strappare la carne dalla vittima ancora in vita, che in un ultimo tentativo cerca di rimettersi in piedi, ma ormai la sua fine è segnata. Morirà dissanguato, mentre la sua carne verrà fatta a pezzi.

Il mio sguardo si sposta sulla bufala, che al piccolo trotto si sta dirigendo verso di noi.

Ogni tanto si volta per vedere il branco accanirsi sul vitello.

Niente può fare per lui e ormai sola, si ferma vicino alla nostra 4x4.

E’ sfinita, sbuffa e nel suo sguardo si scorge ancora la paura per l'episodio da poco vissuto, poi si ricongiunge al branco.

 

La tragedia si è consumata, i muggiti si sono acquietati, le iene si sono sparpagliate tra l’erba alta e gli uccelli hanno cominciato nuovamente a cantare.

Una nuvola oscura il sole e alcune gocce di pioggia cadono come per cancellare gli ultimi ricordi di una tragedia da poco consumata e quando il sole irradia di nuovo la sua luce, la terra  appare rigenerata, il paesaggio più limpido e i colori più vivi.

Tutto si è compiuto, gli sbagli sono stati pagati e la natura spietata non ha concesso indulgenza.

Quel francobollo di paradiso ha riconquistato la sua quiete, ma in ogni momento … quando tutto sembra essere tranquillo …. quando per un attimo l’attenzione si smarrisce, quella pace può tramutarsi in orrore. Eppure, se per noi tutto questo può apparire disgustoso, lì, nel grembo della madre terra, tutto ciò fa parte di un ecosistema sul quale nessuno di può interferire e che tutti noi dobbiamo custodire gelosamente …. Per sempre.